lunedì 17 ottobre 2011

DIY: Do It Yourself

Curioso. Digitando “Do It Yourself” (inglese per fai da te) su Google, la ricerca porta direttamente alla pagina wikipedia per DIY, un’etica nata nell’ambito della cultura Punk che rifiutava la politica di sottostare allo strapotere economico delle major e produrre il proprio disco indipendentemente. Non è proprio questo che intende, probabilmente, il signor Guido Rossi, padre di famiglia, quando pensa ad una tranquilla domenica in casa coi propri correlati, lontano dal lavoro: non ce lo immaginiamo, di fatto, chiuso in garage con la band a provare cover dei Sex Pistols, borchie al collo, birra sull’amplificatore e “Anarchia” tatuato sull'avambraccio sinistro.

Il Fai Da Te è tutt’altro: riparare il taglia-erba, costruire la cuccia al cane, sistemare gli infissi, pulire il barbecue, sostituire tutte le lampadine di casa con quelle a basso consumo, pulire il box con aspiratori professionali, utilizzare pompe sommerse; insomma, roba che Cobain, Rotten e Vicious non si sognavano nemmeno di fare.
E meno male... Nemmeno io avrei mai pensato di costruirmi una libreria con pannelli di compensato, chiodi e due spalmate di Flatting opaco per rendere il tutto più piacevole alla vista; oggi, i libri a cui sono più affezionato li conservo in questa piccola biblioteca di mia produzione, anche se pende leggermente da un lato e sembra reggersi in piedi con la forza della fede.

Costruire qualcosa con le proprie mani
, qualcuno potrà confermarlo, rende il lavoro appagante, una cosa che non siamo più abituati a considerare. Intrappolati in una rete di servizi, costretti ad affidarci a ‘terzi’ per semplici e banali necessità della giornata non abbiamo più la dimensione del lavoro materiale, quello che una volta, tempo, epoche fa, era fattore di dignità per l'uomo. E forse, in questo senso, Sid Vicious e Guido Rossi si sarebbero trovati d’accordo, con una birra alla mano.

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