Quando lavoravo in un famoso store di bricolage, qualche anno addietro, mi capitava di sentirne di ogni tipo.C’era chi chiedeva CHILI di legno, pennelli telescopici che occupassero meno spazio, cacciavite universali, aspiratori, circuiti elettrici wireless.
La richiesta più divertente fu: “Vorrei un pannello di amianto, per favore”, al che risposi “l’amianto è fuorilegge, signore. Forse lei intende alluminio”.
Dopo un po' capii che pure gli assidui frequentatori del negozio non erano dei grandi bricoleur e, anzi, la pratica del fai da te appariva alla stregua di un oggetto misterioso, sconosciuto ai più.
“Questo litro di smalto pesa di più di quest’altro di pittura!”
- “un litro, signore, è sempre un litro.”
- “non è vero! Questo pesa più dell’altro.”
- “Ma è sempre un litro, se lei vuole un litro...”
Tagliare le tovaglie plastificate al metro, poi, era un supplizio. Ti dicevano “di più... di più... ancora un po’... qualche centimetro ancora... TROPPO, la rifaccia”.
Un giorno venne un signore, sulla quarantina abbondante, accento nordico, catenella d’oro al petto con camicia aperta; chiese al mio collega un ‘pannello di ebete’: intendeva, di fatto ‘abete’. La vicenda fece in poco tempo il giro dello store e fummo tutti molto divertiti.
Però, al di là di tutte le richieste bizzarre, mi resi conto dopo che c'era qualcosa di bello. Presto, cominciai a giudicare quell'esperienza con occhi nuovi. In fondo, un negozio di bricolage è un archivio - molto ben ordinato - di tutti i prodotti in vendita che si presta a soddisfare le richieste di una clientela incerta riguardo ciò che sta chiedendo: inquadrato in quest'ottica perfino il lavoro del commesso assumeva un'altra veste e richiedeva qualche competenza vagamente antropologica onde interpretare correttamente domande e necessità.
Nessun commento:
Posta un commento