Portare all’autolavaggio un Defender 90 - una Jeep con la ‘J’ maiuscola - dopo una scorrazzata fuoristrada nel fango può rivelarsi un’attività particolarmente divertente; lavarla a casa propria, in cortile o in giardino, è un vero e proprio spasso. Fermi tutti però: non è il caso di immaginarsi scene da “softcore” con ragazze in bikini che spruzzano schiuma sui vetri di una fuoriserie.Poco tempo fa ho aiutato un amico a tirare a lucido il mezzo in questione in seguito ad un raduno di fuoristrada tenutosi in provincia di Asti, cui avevamo partecipato più per curiosità che per spirito di competizione. Posteggiato sul viottolo di accesso al box, l’automezzo era integralmente ricoperto di fanghiglia e arbusti, a eccezione dei vetri.
Con l’idropulitrice professionale che l’amico in questione aveva acquistato per finalità differenti abbiamo iniziato il processo preliminare per levare il grosso dello sporco. Per nulla preparato all’utilizzo dello strumento, ho premuto il ‘grilletto’ della mastodontica pistola ad acqua: in seguito al rinculo causato dalla forza della pressione, l’attrezzo mi è scappato dalle mani volteggiando qualche secondo in aria e innaffiando una povera signora che portava a spasso il nipote. Nessun ferito.
Al secondo tentativo, deciso a non farmi sopraffare dalla potenza dell’acqua in pressione, ho puntato con decisione il getto sulla fiancata del mezzo, ma l’angolo di incidenza, troppo stretto, ha prodotto uno ‘schizzo collaterale’ innaffiando l’auto del vicino, una Lancia Delta degli anni novanta in condizioni perfette, come fosse uscita di fabbrica il giorno precedente. Fischiettando con indifferenza ho consegnato ‘l’arma’ al mio compare e mi sono seduto sul muretto, convinto del fatto che da quel momento avrei assistito al lavaggio limitandomi ad indicare le zone più sporche. In quindici minuti netti, il mezzo era lindo e pulito. Minimo spreco di acqua, nessun detergente utilizzato, massimo risultato ottenuto. Per me, era come se fossi andato all’autolavaggio.
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