mercoledì 12 ottobre 2011

Riciclaggio carta? Si può fare a casa propria.

Ovvero: Facciamolo anche coi soldi.

Da piccolo, grazie ai miei genitori che aborrivano i videogiochi e gli intrattenimenti “passivi” in generale, avevo un’autentica ricicleria domestica per carta. In una scatola, come quelle per i giochi da tavola, c’era tutto l’occorrente: un telaio richiudibile su se stesso, una bacinella per mantecare la carta vecchia con acqua, tempere per tingere il risultato del prodotto.
Facevo così: si lasciava a mollo in acqua calda la carta fatta in pezzi per almeno un paio d’ore. Cercavo di utilizzare carta che avesse più o meno la stessa consistenza e lo stesso aspetto. In seguito, con le mani, si costituiva una specie di impasto del prodotto della mantecazione, in modo tale che la carta all’interno acquisti l’aspetto della frittata con gli spinaci e le cipolle; volendo colorare la carta, questo è il momento di aggiungerci della tempera, mischiandola all’impasto e mescolando bene - sempre, rigorosamente, categoricamente con le mani.
Una volta amalgamato il tutto, si distribuiva l’impasto all’interno del telaio lasciando scolare subito il grosso dell’acqua. Si richiudeva poi il telaio su se stesso (era fatto come uno di quegli attrezzi che servono per fare i wafer e costituito da una retina in tessuto dalla trama molto fitta, che non facesse scappare la carta, ma che scolasse l’acqua con efficacia) e si lasciava riposare l’impacco disteso all’interno del telaio per una buona giornata: in questo modo assumeva una forma piatta e sottile. Alla fine del procedimento ci si ritrovava con un autentico foglio di carta, grezzo al tatto, ma del tutto scrivibile. Alla lunga ero diventato molto bravo nella produzione domestica di carta e riuscivo anche a fare delle buste. Fogli e Buste.
Mi ero fatto il mio personale corredo variopinto e mi spedivo le lettere, autoindirizzandomele da solo “Alla cordiale att. di Sua Maestà Peppino”.

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